Il Lavoro Autobiografico.

IL LAVORO AUTOBIOGRAFICO, ROGERSIANO-GESTALTICO.

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 Sin dai suoi albori, l’umanità ha usato la narrazione autobiografica come strumento principe della propria rappresentazione.

Dapprima testimonianza di sé e poi, progressivamente, espressione artistica e religiosa, strumento di indagine filosofica, antropologica, psicologica, sociologica e storiografica.

Nel presente laboratorio, grazie ad un particolare utilizzo della narrazione autobiografica, vogliamo far sperimentare, ai partecipanti, particolari processi di rielaborazione creativa di quegli aspetti della propria storia di vita che ne frenano i possibili, positivi, sviluppi di soddisfazione, affermazione e benessere personale.

In questo modo, a favore di ciascun partecipante, potremo cogliere i classici “due piccioni con una fava”:

  1. attivare processi di verifica e correzione di difetti e disfunzioni, di comportamento e di pensiero, insorti da esperienze passate, più o meno lontane, rilanciando nuove e più efficaci possibilità di crescita, sviluppo e maturazione;
  2. presentare un metodo che, con propri particolari adattamenti, ciascun partecipante potrà utilizzare nei propri, specifici, ambiti professionali, siano questi di insegnamento/educazione, di sostegno motivazionale, di orientamento professionale, di relazione terapeutica e di quant’altro la nostra creatività e sensibilità potrà suggerirci!

Il risultato, in vista del quale utilizziamo il presente metodo autobiografico, è quello del miglioramento delle capacità di risposta soggettiva, alle difficoltà d’esistenza riportate dalle persone con le quali il metodo stesso viene applicato.

La capacità di risposta individuale alle difficoltà del vivere è una delle “funzioni” fondamentali della soggettività di tutti noi.

Per renderla più efficace, il nostro metodo autobiografico è organizzato intorno alle seguenti funzioni:

  1. messa a fuoco della particolare, e propria, crisi d’esistenza, che l’autobiografo vuole affrontare;
  2. messa a fuoco e individuazione della soggettività dell’autobiografo, con particolare riferimento agli elementi che la rendono disfunzionale ad una buona gestione della crisi dell’esistenza in causa;
  3.  gestione di relative attività, di tipo formativo-esperienziale, di ispirazione rogersiana-gestaltica, in grado di attivare i processi di cambiamento auspicati.

Ilil Metodo Autobiografico materiale autobiografico che raccogliamo e utilizziamo viene qui suddiviso in quattro registri autobiografici.

Il primo registro riguarda la presentazione da parte dell’autobiografo degli accadimenti personali che lo stanno mettendo in difficoltà.

Cosa gli sta capitando? Cosa non gli piace? Cosa gli è capitato che l’ha messo in crisi? Cosa vorrebbe cambiare? Cosa sta cambiando nella sua vita che non riesce a gestire con soddisfazione? Cosa lo sta facendo soffrire?

Si tratta di costruire, insieme a lui, quel particolare quadro problematico di autoriconosciuta e propria “crisi dell’esistenza”,  cui non  riesce a far fronte con esiti accettabili.

Secondo registro,  “l’autorappresentazione”:

Rispetto a quanto l’autobiografo presenta della propria crisi dell’esistenza, come si pone la soggettività del narratore?

Lo vediamo in azione su due piani:

  1. L’autobiografo si descrive; parla di sé: chi è, cosa fa, quali sono i propri pregi e difetti, i propri bisogni, desideri, volontà, quali sono i propri ideali, le proprie convinzioni, i propri valori, le paure e le sicurezze, i punti di forza e le debolezze.
  2. L’autobiografo riporta i motivi che lo hanno portato ad essere così come si descrive, rappresentando l’impianto e l’architettura di visioni più o meno mitiche di sé e di collegamenti più o meno ordinari che ne sostengono l’autorappresentazione.

Terzo registro: “la ricostruzione autobiografica”.

È dove si procede con:

  1. le esercitazioni di rimessa in atto simbolica del materiale autobiografico fin qui raccolto e rielaborato, in un contesto di gruppo;
  2. le restituzioni di gruppo e la loro gestione;
  3. una nuova e diversa ricostruzione autobiografica.

Quarto registro: “l’immaginazione del futuro”.il Metodo Autobiografico

L’autobiografo ricostruisce narrativamente una nuova visione di sé, nella quale riesce a riconoscersi.

È questa una nuova autorappresentazione, in grado di sostenere l’immaginazione di un proprio futuro di soddisfazione o, almeno, di un proprio futuro che lui stesso può accettare.

Tre le caratteristiche fondamentali del presente metodo autobiografico:

  1. il materiale autobiografico viene raccolto per il tramite di un’ INTERVISTA, in un setting di gruppo, avvalendosi sia della forma orale, sia di quella scritta;
  2. il materiale autobiografico viene rielaborato e ricostruito in unità narrativa sfruttando tecniche di rimessa in scena simbolica ed una gestione di tipo rogersiana/gestaltica dei feedback;
  3. il particolare coinvolgimento attivo delle persone oggetto/soggetto del metodo stesso.

Sala formazione Scuola IN Counseling – Lo Specchio Magico – Torino, via Dronero 2.

 “IL METODO AUTOBIOGRAFICO, Rogersiano-Gestaltico”.

 Per info ed approfondimenti, CONTATTACI

Domenico Nigro.

Direttore didattico Scuola IN Counseling, Lo Specchio Magico – Torino.

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3 Comments

  1. Edoardo says:

    Bravo Domenico,

    questo nuovo metodo è quello che definisco una Follia, a cui segue un Sogno, per diventare Progetto e infine Realtà!
    Follia in quanto prova per lanciarsi, per “buttarsi in qualcosa di nuovo”; Sogno come concentrazione su ciò che si desidera e si insegue; Progetto in quanto capacità di dare una forma concreta al sogno e che ora è Realtà!
    E via così!

    Edoardo

    • domenico says:

      Grazie Edoardo… aggiungo una specificazione di questo mio progetto: il sogno che diventi realtà condivisa, principalmente con i “soci” dello Specchio Magico.

  2. Quanto lavoro e che bel lavoro…I like. Carapat