Quale Associazione Nazionale di Counselor Preferire?

QUALE ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI COUNSELOR PREFERIRE?

Il 17-18-19 aprile parteciperò al convegno AICo (Associazione Italiana Counseling), il cui tema sarà:

“La qualità del contatto nei contesti di aiuto. Comunicazione e competenze relazionali nel counseling”.

AICo nasce nel 2002, come associazione culturale per lo studio e la promozione del Counseling.

Da alcuni anni, iscrivendosi nell’apposito registro ministeriale riguardante le professioni non regolamentate, previsto dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4., AICo si è data le vesti di Associazione Professionale Nazionale di Counselor.

Come tutte le associazioni italiane di counselor, AICo si ripromette di valorizzare il Counseling, come specifica attività professionale, di tutelare i propri associati e l’intero mercato del Counseling.

Storicamente, in Italia, il Counseling è stato oggetto (e in parte continua a esserlo) di attacchi da più fronti, soprattutto da chi non riesce a comprenderne (forse perché ne ha paura?) la specificità e, quindi, il valore.

Le principali associazioni nazionali di counselor hanno risposto a questi attacchi dotandosi di codici di autoregolamentazione formali sempre più rigidi, riguardanti l’accesso ai percorsi di formazione in counseling e la loro organizzazione, le procedure e gli ambiti di applicazione del counseling.

A mio parere, é importante comprendere le ragioni di questa risposta (in primis di riconoscimento pubblico – istituzionale del Counseling), ed é altrettanto importante riconoscerne i rischi.

Il più grande è quello di perdere, dell’identità del Counseling, una parte importante e cioè quella di attività umana fortemente connotata sul piano valoriale.

I più importanti valori del Counseling (l’inclusione, l’adattamento creativo, la valorizzazione delle potenzialità e della soggettività umana, in tutte le sue differenti declinazioni possibili) fanno a pugni con procedure e impianti normativi irreggimentati burocraticamente.

E che dire delle pratiche fondamentali del Counseling?

Ascoltare, accogliere, osservare senza giudicare e condividere emozioni ed esperienze sono forse pratiche facilitate da impianti organizzativi che riducono tutto a programmi e a procedure prestabilite?

Il Counseling muove da, e promuove, principi, valori e prassi poco compatibili con l’organizzazione e l’irreggimentazione burocratica, perché l’organizzazione e l’irreggimentazione burocratica producono effetti preclusivi, che contrastano le qualità fondamentali del Counseling: l’inclusione, l’adattamento creativo, la valorizzazione delle potenzialità, della soggettività umana e delle sue infinite, differenti, declinazioni.

Contrasta tali valori, ad esempio, richiedere una laurea per accedere alla formazione in counseling, quando i suoi contenuti sono indiscutibilmente accessibili a chiunque abbia una buona cultura generale, una buona esperienza di vita e, soprattutto, una buona disponibilità a fare pulizia dei propri atteggiamenti nevrotici e una buona predisposizione a lavorare sulle proprie capacità relazionali di Ascolto, Accoglienza, Osservazione Non Giudicante e di Comunicazione.

L’orientamento alla burocratizzazione e alla definizione di requisiti sempre più formali per poter arrivare a esercitare il Counseling  ritengo abbia molto a che fare con la tendenza a credere che un qualcosa abbia tanto più valore e rispettabilità quanto più sia irreggimentato burocraticamente e quanto più tenda a distinguersi per titoli richiesti (di questo passo a qualche maniaco della burocrazia, insediatosi negli organi direttivi di una qualche nostra associazione, potrebbe venire in mente una qualche particolare funzione professionale del counseling, da esercitarsi solo se in possesso del titolo di “Alto Cavaliere della Repubblica”!)

La Formazione IN Counseling e il Counseling sono attività attrattive per chi vuole sviluppare la propria capacità di aiutarsi e di aiutare gli altri a meglio affrontare le difficoltà del vivere, in un mondo dove vivere è sempre più difficile.

E noi Counselor cosa facciamo?

Invece di concentrarci su come procedere per rendere la Formazione IN Counseling e il Counseling attività possibili ai più, ci concentriamo su come renderle più esclusive e più vincolate a norme e a regolamenti sempre più restrittivi.

Frequento il mondo del Counseling da più di vent’anni e ho conosciuto, dall’interno, le più importanti associazioni italiane di counselor. Tutte decantano le pratiche del Counseling:

  • “l’ascolto”,
  • “l’accoglienza”,
  • “la valorizzazione delle differenze”,
  • “l’adattamento creativo”,
  • “la valorizzazione e lo sviluppo delle potenzialità umane”.

Ma poi, nel governarne gli aspetti organizzativi, le considerano irrilevanti e definiscono norme e procedure che ne rendono sempre più difficile la valorizzazione.

Tutte considerano più importante il piano della regolamentazione formale, politico – istituzionale, del Counseling e delle attività a questo collegate.

AICo nasce, nel 2002, come associazione culturale per la valorizzazione del Counseling come modello relazionale capace di “aiutare le persone ad aiutarsi” ad affrontare le difficoltà della propria esistenza.

Gli sviluppi storici, sociali e legislativi del Counseling, in Italia, hanno portato AICo a trasformarsi in associazione professionale.

Ma le ispirazioni originarie rimangono: AICo sceglie di puntare a un riconoscimento professionale del Counseling che derivi più dalla qualità con cui i Counselor fanno Counseling che dalle norme che ne inquadrano l’esercizio.

Di AICo m’è piaciuta l’intenzione di valorizzare del Counseling l’identità fenomenologica-esistenzialistica-umanistica; un’identità organizzata intorno ai valori della relazione individuo-ambiente, della percezione soggettiva, della capacità di risposta del singolo individuo agli accadimenti che ne caratterizzano l’esistenza.

In AICo, più che all’individuazione di norme sempre più rigide e restrittive volte a disciplinare il Counseling e i suoi corsi di formazione, l’interesse prevalente è rivolto alla ricerca e al lavoro su come potere, sempre e meglio, valorizzare il Counseling come particolare e specifico modello teorico – pratico di relazione d’aiuto.

Io ritengo che una via obbligata sia quella di far leva sui valori del Counseling, fiduciosi che, così facendo, miglioreremo sempre più il nostro modo di farlo, rafforzeremo sempre più il valore della nostra professionalità e rafforzeremo sempre più i relativi riconoscimenti pubblici della nostra professione.

Il tema del prossimo Convegno AICo (17-18-19 aprile 2026, “La qualità del contatto nei contesti di aiuto. Comunicazione e competenze relazionali nel counseling”) s’inscrive in questa prospettiva.

La partecipazione è aperta anche ai non soci, basta scrivere a:

segreteria@aicounselling.it

io ci sarò!

Sabato mattina (18 aprile) presenterò una mia relazione e condurrò un workshop.

Mi farà piacere incontrare colleghe e colleghi counselor, non solo soci AICo, ma di qualunque altra associazione, desiderosi di assaporare suggestioni diverse dalle solite e di respirare un’aria diversa da quella solitamente respirata.

Grazie per aver letto fin qui.

A presto.

Domenico Nigro Counselor, socio AICo, Formatore e Supervisore in Counseling.

Se vuoi conoscere, e magari partecipare, ad uno dei progetti di aggiornamento e di supervisione professionale che ho in corso, CONTATTAMI.

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