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CIBO, BISOGNI, DESIDERI. Formazione IN Counseling.

Proseguiamo, con questo articolo, la pubblicazione di “estratti” dalle pagine di diario degli allievi della  Scuola IN Counseling Torino.

la stradaFiorella inizia a scrivere il suo diario dopo una sessione di counseling individuale con Domenico, direttore didattico della Scuola IN Counseling di Torino…

Sono tornata a casa e ho finito di mangiare secondo le nuove modalità suggerite da Domenico.

L’incontro di oggi è stato carico e rivelatore di emozioni, sentimenti e dinamiche non ancora immaginate.

Il mio rapporto col cibo è uno dei temi caldi del lavoro di consapevolezza che voglio fare in questa mia formazione IN Counseling.

Mi arrabbio con me stessa, perché mi prendo delle “innocenti evasioni” dal regime di dieta alimentare che sto cercando di seguire, così ingrasso, mi giudico incapace di portare a termine i miei buoni propositi e porto il livello della mia autostima sotto il livello di guardia!

Oggi Domenico mi ha fatto vedere il rapporto che c’è tra il mio atteggiamento “prepotente” di volere tutto e subito e la soddisfazione immediata che traggo dal mangiare.

Sui legami tra la mia impazienza, il mio volere tutto e subito e la mia prepotenza, avevamo già avuto modo di lavorare, Domenico ed io, tempo fa.

Mi rammarica il non riuscire a trovare altri motivi di soddisfazione che non siano collegati al cibo; mi rendo conto che questo mio interesse per il cibo sottrae energie alle mie possibilità di realizzazione, di benessere e di felicità; mi distrae da tutti gli altri toni e colori e sfumature della mia quotidianità, mi impedisce di godermele.

Oggi Domenico mi ha dato un “compito”: mangiare nel modo suggerito da Perls, masticando a lungo e lentamente, mandando giù il boccone solo nel momento in cui è ridotto a poltiglia, quando quindi è più facilmente assimilabile, aspettando almeno 2 secondi prima di riprendere con un altro boccone, per evitare di mangiare a “ciclo continuo”.

Entrambi conveniamo sul fatto che, come accade nei vasi comunicanti, il mio problema con il cibo sarà senz’altro totò1collegato ad un qualche altro malessere, quello stesso malessere che mi impedisce di cogliere le soddisfazioni che non riesco a prendermi nelle altre sfere della mia vita.

Secondo Domenico, l’esercizio suggerito potrebbe aiutarmi ad entrare in contatto con questo malessere, aiutandomi a modificare il mio atteggiamento nei confronti del cibo.

Mangiare in questi termini è un esercizio di consapevolezza, serve a migliorarne lo stato, chissà che non mi aiuti a sviluppare la mia consapevolezza di persona adulta, in grado di apprezzarsi nella propria globalità, che comprende anche la propria fisicità.

A questo proposito, sempre il lavoro con Domenico, mi ha permesso di “vedere” alcuni importanti elementi della mia femminilità, a cui finora non avevo dato valore: la morbidezza, l’accoglienza, la leggerezza …

Sono arrivata a queste scoperte, anche, lavorando sulla ricostruzione della mia “storia di vita”, dalla quale traggo:

·         la sensazione di non essermi mai sentita riconosciuta bambina, perché troppo responsabilizzata dai miei genitori;

·          la sensazione di non essermi mai sentita apprezzata dalla figura paterna che non ha mai creduto in me (negli anni quell’atteggiamento di sfiducia e negatività, che ho sentito da parte di mio padre nei miei confronti, è diventato mio verso me stessa);

·         la stizza di avere “vinto”, in quanto bambina responsabile, la “targa di quella che studia e non dà problemi”;

·         la consapevolezza di aver sempre visto l’essere riconosciuta come “quella che non dà problemi” come negazione della mia persona e dei miei bisogni da parte dei miei genitori;

·         la consapevolezza di una mia adolescenza volta a screditare questa immagine, per attirare l’attenzione e dire IO ESISTO.

Bello e interessante l’esercizio che mi ha fatto fare Domenico.

Mi ha fatto parlare con Carlotta (il nome che ho dato a me bambina).

E Carlotta, la Fiorella bambina, ha parlato con me, la Fiorella adulta.

genitori 31Sono riuscita ad affrontare, “teatralmente”, su di un piano simbolico, situazioni e traumi che hanno caratterizzato la vita di Fiorella bambina.

Mi è sembrato di avere posto una base, un presupposto importante per riconoscermi finalmente adulta (non c’è una Fiorella adulta senza una Fiorella bambina!).

Pur raccogliendo il senso di una doppia delusione:

1.      in passato non mi è stata riconosciuta l’età infantile in quanto donnina responsabile

2.      e ora non mi riconosco in una persona adulta, non riconoscendo, non  apprezzando, non esprimendo le mie caratteristiche di donna.

Consolare, come Fiorella adulta, Carlotta, quella bambina, accoglierla nella sua fragilità, contenerla, rassicurarla è stato un buon esercizio per me Fiorella; mi ha aiutato a riconoscermi donna e a esprimermi nella mia veste di persona adulta e consapevole.

A termine dell’esercizio, ho provato un istinto materno molto forte e… mi sono ripromessa di:

· essere più tollerante, mettere da parte la frusta e smettere di concentrarmi solo sugli

insuccessi (questo atteggiamento potrebbe spezzare un circolo vizioso)

·  apprezzarmi pur avendo fisicità “abbondante”

· sperimentare leggerezza

· rispettare nuove regole durante la consumazione dei pasti

…..

Oggi alla Formazione “X”, Domenico mi ha chiesto di dare il benvenuto ad Adriana.

Mi ha chiesto di farlo prestando particolare attenzione a quello che sentivo, nel farlo.

Insomma, mi ha invitato a dare il benvenuto ad Adriana, stando in ascolto!

Mamma mia quanta roba è venuta fuori.

Mi colpisce molto questa storia dei tre piani dell’esperienza:

1.    genitori 38  il sentire

2.      l’agire

3.      il pensare

A quanto pare, la mia crescita personale, e le mie competenze di counseling, si “affinano” in relazione alla mia capacità di integrare questi tre piani della mia esistenza.

Il riuscire a farlo segna il valore della mia esperienza e lo sviluppo della mia consapevolezza.

Questa è la condizione ottimale per cogliere i miei bisogni e di riflesso è il presupposto

fondamentale per cogliere anche quelli dell’altro in una relazione a due.

Una domanda su cui mi sono interrogata durante l’incontro è stata “ quali sono i miei bisogni”,

cercando la risposta nelle mie sensazioni, nelle mie emozioni.

Una serie di domande si sono susseguite durante l’intera serata; una serie di spunti che venivano proposti in un contesto di condivisione e riflessione collettiva.

Mi sono chiesta:

·         quanto vivo la realtà su un piano mentale?

·         Quanto spazio lascio al piano emotivo?

(Mi sono resa conto che mi emoziono a parlare in pubblico solo in alcuni contesti. Se parlo e do un riscontro su quello che ho sentito durante la presentazione di Adriana mi sento agitata ma comunque meno rispetto a quando parlo del mio vissuto e di ciò che mi ha portato alla Formazione “X” e alla Scuola IN Counseling).

·         Perché?

·         Quanto do valore a quello che sento?

·         Quante volte do davvero significato alle cose che faccio e non le faccio inserendo il pilota automatico?

·         Se fossi più consapevole di quello che faccio, questo darebbe un senso diverso alle mie giornate? acquisterebbero nuovi colori?

·         Quanto sono in grado di restituire il mio sentire agli altri in maniera costruttiva?

Ho realizzato di sentirmi molto agitata soprattutto nell’ultimo periodo, mi sento irrequieta, sento una forte tensione, in parte noia e insoddisfazione (in queste situazioni mi sfogo nel cibo, che mi placa, mi dà un senso di calma e, spostando il focus su un altro piano, mi permette di soddisfare altri bisogni).

Realizzo che sento il bisogno di:

· “muovermi” fisicamente (non riesco a star ferma e a un certo punto muovo la gamba, mi sento una sorta di energiagenitori 39 immagazzinata, ingabbiata e così facendo mi sembra di sfogarla in parte) e nella vita

· Fumare , da ex fumatrice lo riconosco comunque come un grandissimo piacere, sento il bisogno di fumare per calmarmi, per schiarirmi le idee, per sentirmi in contatto con me stessa

· Di trovare modi diversi di stare al mondo, di vivere al di fuori dei miei schemi mentali precostituiti

· Di riconoscere i miei bisogni

· Di non avere paura, di buttare via l’ossessione delle malattie, che temo che siano lo spauracchio che mi distoglie dalla vita reale, così come l’ossessione del cibo (vorrei riuscire a non pesarmi per un po’ per vedere se riesco a mantenere l’equilibrio e il controllo da sola)

· Di avere nuovi stimoli, nuovi interessi

· Di affrontare/ stare in contatto con il presente, idealizzare il futuro è un modo per sospendere il contatto con la vita attuale

· Di esprimermi e capire che si può essere diversi da schemi preimpostati e che nel presente non hanno più ragione di esistere

· Di gioia e positività, posso essere capace?

· Di saper assaporare i momenti

· Di riconoscere le mie potenzialità e i miei desideri

· Di sentirmi grande

· Di capire cosa voglio e cosa mi fa piacere fare

· Di imparare cose nuove, di sperimentarmi in nuovi contesti

Da qualche parte inizierò , ci provo.

Al prossimo incontro.

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