Counseling. Le parole per dirlo. Il modo di farlo.

Counseling. Le parole per dirlo. Il modo di farlo.

Per molto tempo mi sono interrogato sul come riuscire a presentare efficacemente il Counseling per quello che è: una relazione d’aiuto professionale, utile a chi fa fatica ad affrontare difficoltà socio-esistenziali d’ogni genere e tipo, diversa da quella degli Psicologi-Psicoterapeuti, ma non per questo meno importante ed efficace.

Mi dicevo:

 “viste le discordie che il Counseling catalizza, forse un modo nuovo di presentarlo, in grado di esprimerne gli elementi caratteristici, propri, e  di veicolarne espressamente la sostanziale diversità dalle attività specifiche degli psicologi,  potrebbe aiutare noi counselor a:

  1.  uscire dal penoso stato di guerra in cui un certo mondo della psicologia continua a trascinarci;
  2. rendere più semplice la nostra affermazione professionale, facilitando la comunicazione di quello che facciamo”.

Ci è voluta una sessione di Yoga della risata, condotta nella mia scuola IN Counseling da un’allieva tirocinante, per accendermi la giusta lampadina.

Dello Yoga ho immediatamente visto l’intenzione/funzione di “legare” tutto ciò che sollecita ed attiva; un “legare” agito in chiave di miglioramento e sviluppo delle funzioni psicofisiche di chi lo pratica.

Mi sono detto:

Anch’io quando faccio Counseling faccio qualcosa di simile!

Cosa lego?

Lego il mio “sentire”, il mio “pensare”, il mio “agire”, al “sentire”, al “pensare” e all’ “agire” dell’altro.

Eureka!

il Counseling può essere visto come un’attività di “Yoga Socio-relazionale”, un fare insieme (Counselor e Cliente) lo “Yoga del Sentire, del Pensare, dell’Agire”.

Vista questa possibilità, dopo aver accarezzato e successivamente respinto l’idea di “cambiare il nome al Counseling”, ho visto il termine ed il concetto di “Yogging” come sintesi esaustiva e facilmente utilizzabile da noi Counselor per identificare quello che facciamo e più facilmente comunicarlo:

il Counseling è  l’attività professionale di chi si prende cura delle persone per il tramite di una specifica attività, denominata “Yogging”, un’attività assolutamente diversa da quanto psicologi e psicoterapeuti vari sono preposti a fare e, concretamente, fanno.

Lo Yogging è un “insieme sistemico di pratiche varie” messe in atto strategicamente al fine di promuovere  lo sviluppo della nostra “consapevolezza emotiva”, vista come chiave di volta per l’individuazione e l’attivazione di pensieri e comportamenti in grado di migliorare lo stato delle cose presenti nella nostra vita, soprattutto quando ci ritroviamo in una qualche situazione di difficoltà esistenziale, individuale, di coppia, di gruppo.

La “Consapevolezza emotiva”, a cui qui faccio riferimento, è quello stato dell’essere personale, funzione dell’ascolto propriocettivo e dell’associata rielaborazione cognitiva, che ci permette  il riconoscimento di emozioni, sentimenti e sensazioni fisiche, nonché delle dinamiche di pensiero e di comportamento a queste collegate.

Con “Insieme sistemico di pratiche varie” mi riferisco ad attività ed esercitazioni di vario tipo e natura (individuali, di coppia, di gruppo), spesso di carattere simbolico; esercitazioni/attività fisiche, sensoriali, dialogiche, artistiche, intellettuali, meditative; esercitazioni/attività sistemicamente organizzate e gestite per:

  1. far emergere le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, collegate alle difficoltà esistenziali che si vogliono affrontare;
  2. analizzarne e studiarne le relazioni con le associate dinamiche di pensiero e di comportamento che hanno accompagnato l’insorgenza delle difficoltà che si vogliono superare e che ancora ne ostacolano la risoluzione;
  3. individuare strategie di uscita e di risoluzione o, almeno, di miglioramento della situazione.

Fare Yogging vuol dire, quindi, lavorare sulla propria e sull’altrui consapevolezza emotiva, per attivarne le correlate dinamiche intelligenti di pensiero, comportamento e sentimento.

In altre parole, possiamo pensare allo Yogging come ad un insieme di pratiche, sostenuto da un sistema di tecniche, in grado di produrre gli sviluppi di intelligenza emotiva necessari per meglio affrontare le difficoltà del vivere; la qual cosa, applicata in chiave relazionale, nei confronti di chi chiede aiuto per meglio affrontare le proprie difficoltà esistenziali, in altre parole, altro non è che fare Counseling!

Con il termine Yogging mi riferisco ad una particolare forma di Yoga, che possiamo chiamare “Yoga S.P.A.”, lo “Yoga del Sentire, del Pensare e dell’Agire”.

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita «Yug» che significa unire, legare assieme, soggiogare, usare ed applicare, dirigere e concentrare l’attenzione.

Con lo Yogging leghiamo, adeguatamente e funzionalmente, il nostro “Sentire-Pensare-Agire”; lo facciamo diventare una sorta di “sistema operativo psico-fisico” in grado di produrre, alla bisogna, quello sviluppo di intelligenza emotiva necessaria per individuare/scoprire come meglio affrontare le difficoltà che stiamo vivendo, muovendoci verso il nostro miglior benessere esistenziale possibile.

Nella mia esperienza di counselor, e di formatore di counselor, riconosco che il comune denominatore di chi mi chiede aiuto ad affrontare le proprie difficoltà, consiste nel non riconoscere, e/o nel non saper come fare a gestire, le proprie emozioni, collegandole a più funzionali atteggiamenti mentali e comportamentali.

La relazione di counseling, per chi ne è cliente, è un’esperienza di apprendimento di come poter meglio integrare i propri pensieri, i propri comportamenti e le proprie emozioni, in vista del miglioramento dello stato di difficoltà esistenziali che sta affrontando.

La cosa avviene in forza del saper far Yogging del counselor, un sapere che viene condiviso col cliente, che ne beneficia degli effetti.

Lo Yogging è un’arte psico-fisica, che consiste nella capacità di integrare funzionalmente pensieri-sentimenti-azioni in vista del miglioramento delle capacità soggettive di far fronte alle difficoltà del vivere, piccole e grandi; un’arte il cui esercizio produce il miglioramento del benessere esistenziale.

Un’arte di cui noi counselor siamo esperti e che applichiamo professionalmente per aiutare i nostri clienti.

L’idea dello Yogging nasce da due influenze:

  1. Quella “spirituale” delle filosofie yoggiche orientali, di stampo meditativo.
  2. Quella del counseling professionale (per come è nato e si è sviluppato sin dai primi del ‘900 negli Stati Uniti d’America) e delle sue derivate italiane; un counseling visto non certo, riduttivamente, come semplice competenza psicologica, ma come particolare relazione d’aiuto professionale, organizzata intorno a quanto di buono la cultura storico-filosofica-pedagogica e la moderna psicologia-umanistica occidentale ha saputo proporre come mezzo per aiutare l’uomo a meglio affrontare le proprie difficoltà del vivere.

Queste due influenze sono declinate semanticamente nel neologismo “Yogging”, che ha come radice il termine “Yoga” e come desinenza il termine inglese “ing”.

La radice “Yoga” attesta i collegamenti con la cultura filosofica-meditativa-religiosa orientale.

La desinenza “ing” vuole essere, innanzitutto, un preciso tributo al Counseling, come termine significante una precisa relazione d’aiuto professionale: quel Counseling nato negli Stati Uniti d’America, ai primi del ‘900, in collegamento con l’intera storia della cultura filosofica-pedagogica occidentale e sviluppatosi in seguito, in tutto il mondo, grazie al prezioso apporto (e scippo) di alcune correnti psicoterapeutiche di stampo umanistico.

 Ma lo Yogging, pur essendo l’insieme di attività che strutturano il fare Counseling, non ne individua ancora, pienamente, l’identità.

Possiamo dire di fare Counseling attraverso lo Yogging, ma cos’è il Counseling?

Il Counseling è un “prendersi cura, professionalmente, delle persone” nei loro momenti di difficoltà socio-esistenziali, per aiutarle a superarle e/o a meglio gestirle.

Il prendersi cura delle persone è un’attività che il genere umano pratica, e ha sempre praticato in mille modi (dalle cure materne ad ogni forma di cura socio-relazionale storicamente determinatasi).

Prendersi cura delle persone vuol dire aiutarle a crescere e ad affrontare le difficoltà del vivere, in modo che da queste non siano sopraffatte.

Il modo in cui, con il Counseling in Italia, ci si prende cura delle persone è oggetto di conflitto perché dagli psicologi è visto come un modo contaminato/caratterizzato da atti di specifica valenza medico-sanitaria e/o, comunque, di loro specifica ed esclusiva pertinenza giuridica.

In questa sede voglio proporre un’evoluzione del concetto di Counseling, che lo affranchi da tali commistioni, proponendolo inequivocabilmente come relazione d’aiuto professionale, alla quale ci si rivolge per meglio affrontare la gestione di difficoltà esistenziali d’ogni genere e tipo, che escludano la cura di un qualsivoglia forma di malattia, psichica o meno.

L’istanza principale del Counseling è quella del “prendersi cura delle persone”; ciò che lo caratterizza è il suo ricorso a particolari abilità, denominate di counseling, integrate in un insieme di pratiche che qui denominiamo di “Yogging”.

Credo che la ragione principale del successo del Counseling, a livello mondiale, sia il suo essere una risposta possibile ed efficace, a livello esistenziale-individuale, in grado di contrastare gli effetti deleteri, sulla vita delle persone, della disgregazione socio-culturale-istituzionale che da alcuni decenni sta caratterizzando il nostro vivere sociale.

Insomma, il Counseling è una risposta possibile alla stato di “società liquida” in cui ci ritroviamo, volta a riequilibrarne le ricadute esistenziali, nelle vite dei singoli individui.

Quello che la nostra società, sempre più liquida e, forse, tendente al gassoso, sta rendendo evidente è il progressivo venir meno di quelle forme di vita sociale che, nell’organizzare l’esistenza delle persone, hanno sempre svolto importanti funzioni di cura delle stesse.

Questo fenomeno ancora non si evidenzia, almeno in modo generalizzato, nei confronti dei bambini, ma è assolutamente evidente per quanto riguarda il mondo degli adulti, che una volta fuori dalla scuola si ritrovano soli ad affrontare le proprie difficoltà esistenziali.

La “nuova” presentazione del Counseling che qui sto proponendo è quella di un’attività con la quale ci si prende cura delle persone-adulte attraverso la gestione relazionale dello “Yogging”, lo “Yoga del Sentire, del Pensare, dell’Agire”; una gestione relazionale qualificata dall’utilizzo di quelle che abitualmente vengono chiamate “abilità di counseling”.

Per questa attività di Counseling ho immaginato una denominazione in italiano, inventando un neologismo: il Counseling OmeoTatico.

Il termine “OmeoTatico” specifica la particolare funzione del Counseling del “prendersi cura delle persone” (non delle loro malattie!).

Come si arriva al neologismo “OmeoTatico”?

Il tutto parte dal concetto di “Tata”.

Tata è la parola fanciullesca con cui si indica chi si prende cura dei bambini.

Abbiamo un vocabolo per indicare chi si prende cura dei bambini quando a questi non possono provvedere le cure materne o quelle familiari.

Non ne abbiamo uno simile per che si prende cura degli adulti.

“OmeoTata” m’è sembrato un termine ad hoc:

  1. “Omeo”: dal greco, vuol dire “simile”
  2. “Tata”: è la parola fanciullesca con cui si indica chi si prende cura di noi, quando siamo bambini
  3. “OmeoTata” è una “simil-tata”; è chi si prende cura di noi adulti, similmente-metaforicamente a quanto fatto dalla Tata, quando eravamo bambini: un prendersi cura volto a salvaguardare e a migliorare i nostri stati di benessere esistenziale.

Se esiste l’OmeoTata, esisterà anche l’OmeoTatia! (non vorremmo mica fare come gli psicologi, che riconoscono l’esistenza del counseling, ma non dei Counselor, come i professionisti specializzati IN Counseling!?).

Cos’è dunque l’ “OmeoTatia”?

E’ l’attività professionale, caratterizzata dal ricorso qualificato allo Yogging  e alle abilità di counseling, finalizzato al prendersi cura delle persone adulte.

OmeoTata, alias “simil-tata”, è colui che si prende cura di noi, quando siamo adulti.

La Tata lo fa quando siamo piccoli, provvedendo alle nostre necessità relazionali e prendendosi cura della soddisfazione dei nostri bisogni primari, alimentari, di benessere psico-fisico e di protezione.

L’ “OmeoTata” si prende cura di noi adulti, aiutandoci a migliorare le nostre possibilità e capacità di soddisfare i nostri bisogni secondari, praticando lo Yogging, con buone abilità di counseling, insieme a noi.

Dal termine “OmeoTata”, colui che si prende cura delle persone, arriviamo a quello di OmeoTatia: l’arte e il mestiere del sapersi prendere cura degli adulti (a partire dalla giovane età), facendo leva sui saperi filosofici, pedagogici e di tutte le scienze umane, compresi quelli psicologici, che dalla storia dell’uomo possiamo ricavare; un insieme di “saperi” di cui lo Yogging rappresenta una sintesi, che ogni persona può fare propria attraverso uno specifico percorso di formazione e pratica.

Vivremo allora tutti felici e contenti?!

Chi può dirlo?!

Certo è che ho in mente la scrittura di un libro, una sorta di “Manuale dello Yogging”, che inizierà con una tesi sulla storia del Counseling e dei suoi sviluppi e proseguirà con la presentazione delle pratiche di Yoga-S.P.A. e della loro integrazione con le abilità di counseling.

Mi auguro che questo possa servire (anche) al riconoscimento dello “Yogging” come architettura principale di ogni attività di Counseling, offrendoci per le stesse un nome nuovo, che ci aiuti a liberarci da ogni tentativo di fagocitazione degli psicologi e da chicchessia.

A Te, che sei arrivato a leggere fino a qua, riservo la possibilità di leggere la prima bozza del primo capitolo del manuale dello yogging che intendo scrivere.

Ti basta cliccare qui.

Ad maiora.

Domenico Nigro.

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