Counseling. Yogging. OmeoTatia.

Counseling. Yogging. OmeoTatia.

A noi counselor italiani, potrebbe far comodo un “Piano B”, che ci aiuti ad uscire dal ginepraio politico-giuridico in cui pezzi importanti del mondo ordinistico psicologico hanno cacciato il  Counseling?

Come counselor credo proprio di sì.

Rispetto alle derive che vogliono trasformare il Counseling in un “sapere” di tipo accademico-scientifico, sarebbe utile valorizzare il suo essere ancorato ad una visone olistica dell’esistenza ed il suo essere un’attività professionale centrata su “saperi pratici”, acquisibili solo in forza di un percorso formativo di tipo pratico-esperienziale?

Come appassionato di Counseling credo proprio di sì.

Per dare una prima risposta pratica a queste due istanze, e mobilitarne altre, ho deciso di scrivere un libro.

Mi ha dato la spinta l’avere pubblicato, sul blog della mia scuola IN Counseling, un corposo articolo sulla storia del Counseling e dei suoi rapporti “perversi” con il mondo della Psicologia.

La ripresa di questo articolo, che potrai leggere cliccando qui, sarà un pezzo importante del libro che intendo scrivere e del quale ho già pronta quella che potrebbe essere la sua introduzione, che spero tu voglia continuare a leggere.

 INTRODUZIONE

Per molto tempo mi sono interrogato sulla possibilità di dare una nuova denominazione al Counseling.

Mi muoveva l’intenzione di trovare/inventare un nome nuovo, che continuasse a rappresentare gli elementi identificativi del Counseling, ma lo affrancasse da un retaggio che qui in Italia continua a tenerlo al centro di 1000 polemiche e conflitti.

Mi dicevo:

“ci vuole un nome che, salvaguardando gli elementi caratteristici del Counseling,  ne veicoli espressamente la sostanziale diversità dalle attività specifiche degli psicologi,  aiutando noi counselor a farci uscire dal penoso stato di guerra in cui un certo mondo della psicologia continua a tenerci”.

Ci è voluta una sessione di Yoga della risata, condotta nella mia scuola IN Counseling da un’allieva tirocinante, per accendermi la giusta lampadina.

Dello Yoga ho immediatamente visto l’intenzione/funzione di “legare” tutto ciò che sollecita ed attiva; un “legare” agito in chiave di miglioramento e sviluppo delle funzioni psicofisiche di chi lo pratica.

Mi sono detto:

Anch’io quando faccio Counseling faccio qualcosa di simile!

Cosa lego?

Lego il mio “sentire”, il mio “pensare”, il mio “agire”, al “sentire”, al “pensare” e all’ “agire” dell’altro.

Eureka! il Counseling può essere visto come lo Yoga Sociale del “Sentire”, del “Pensare”, dell’ “Agire”.

Da lì al termine “Yogging” la strada è stata breve e, a Te che leggi, spero ne risulteranno chiare le ragioni ed i col-legamenti.

Arrivo all’idea dello “Yogging”, e a quella dell’ “OmeoTatia”, di cui parlerò a breve, in qualità di counselor, e uomo, con alle spalle un’esperienza di crescita personale, che, riassunta nei suoi versanti di formazione e lavoro, inizia con studi umanistici, prosegue professionalmente con occupazioni fortemente colorate dalla gestione di relazioni interpersonali, si sviluppa in specializzazioni di coaching e di counseling.

Arrivo a dare forma ai concetti di Yogging e di OmeoTatia, e ad usarne i termini in qualità di significanti, in risposta a due necessità:

  1. affrancarsi dai mortiferi effetti della guerra, che un incerto numero di psicologi italiani da anni muove contro il mondo del counseling professionistico;
  2. dare maggiore e piena dignità ad uno specifico e particolare modello di counseling, centrato su una visione olistica dell’esistenza e sull’acquisizione ed applicazione di competenze principalmente pratiche.

Lo Yogging è un “insieme sistemico di pratiche varie” messe in atto strategicamente al fine di promuovere  lo sviluppo della nostra “consapevolezza emotiva”, vista come chiave di volta per l’individuazione e l’attivazione di pensieri e comportamenti in grado di migliorare lo stato delle cose presenti nella nostra vita, ogni volta che ci ritroviamo in una qualche situazione di difficoltà esistenziale, individuale, di coppia, di gruppo.

La Consapevolezza emotiva”, a cui qui faccio riferimento, è quello stato dell’essere personale, funzione dell’ascolto propriocettivo e dell’associata rielaborazione cognitiva, che ci permette  il riconoscimento di emozioni, sentimenti e sensazioni fisiche, nonché delle dinamiche di pensiero e di comportamento a queste collegate.

Con Insieme sistemico di pratiche varie” mi riferisco ad attività ed esercitazioni di vario tipo e natura (individuali, di coppia, di gruppo), spesso di carattere simbolico; esercitazioni fisiche, sensoriali, dialogiche, artistiche, intellettuali, meditative; esercitazioni sistemicamente organizzate e gestite per:

  1. far emergere le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, collegate alle difficoltà esistenziali che si vogliono affrontare;
  2. analizzarne e studiarne le relazioni con le associate dinamiche di pensiero e di comportamento che hanno accompagnato l’insorgenza delle difficoltà che si vogliono superare e che ancora ne ostacolano la risoluzione;
  3. individuare strategie di uscita e di risoluzione o, almeno, di miglioramento della situazione.

Fare Yogging vuol dire lavorare sulla propria e sull’altrui consapevolezza emotiva, per attivarne le correlate dinamiche intelligenti di pensiero, comportamento e sentimento.

Vuol dire valorizzare la propria e l’altrui intelligenza emotiva, attraverso una serie di pratiche di “Yoga-S.P.A.”: lo “Yoga del Sentire, del Pensare e dell’Agire”.

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita «Yug» che significa unire, legare assieme, soggiogare, usare ed applicare, dirigere e concentrare l’attenzione.

Con lo Yogging leghiamo, adeguatamente e funzionalmente, il nostro “Sentire”-“Pensare”-“Agire”; lo facciamo diventare una sorta di “sistema operativo psico-fisico” in grado di produrre, alla bisogna, quelle esperienze di vita necessarie per apprendere come affrontare le difficoltà che stiamo vivendo, muovendoci verso il nostro miglior benessere esistenziale possibile.

Lo Yogging è figlio legittimo del Counseling; un Counseling visto come attività professionale-relazionale, di aiuto esistenziale; un Counseling che nasce dalla rielaborazione di tradizioni e pratiche della Filosofia classica e moderna, occidentale ed orientale; un Counseling che riprende ed arricchisce intuizioni e prassi di tipo Pedagogico, sviluppandosi in contatto con tutto il “ground culturale” umanistico della storia dell’arte e delle scienze sociali; un Counseling che accoglie  ed utilizza alcune tra le conoscenze messe a punto ed offerte all’umanità intera dalla Psicologia e Psicoterapia moderna, nonché dalla tradizione culturale-religiosa orientale e dalle sue pratiche meditative-ascetiche.

Lo Yogging, lo “Yoga del Sentire, del Pensare, dell’Agire”,  è uno strumento di crescita personale ed un modo per affrontare ogni difficoltà del vivere, utilizzabile in proprio e/o come relazione d’aiuto professionale (in quest’ultimo caso, possiamo parlare di “Yoga Sociale-S.P.A.”).

È organizzato intorno, e grazie, a specifiche conoscenze, esperienze e codici comportamentali, distinti e distinguibili da ogni altra attività umana, anche se in contatto con molte di queste!

Lo Yogging nasce da due influenze:

  1. Quella “spirituale” delle filosofie yoggiche orientali, di stampo meditativo.
  2. Quella del counseling professionale statunitense e delle sue derivate italiane; un counseling visto non certo, riduttivamente, come semplice competenza psicologica, ma come particolare relazione d’aiuto professionale, organizzata intorno a quanto di buono la cultura storico-filosofica-pedagogica e la moderna psicologia-umanistica occidentale ha saputo proporre come mezzo per aiutare l’uomo a meglio affrontare le proprie difficoltà del vivere.

Queste due influenze sono declinate semanticamente nel neologismo “Yogging”, che ha come radice il termine “Yoga” e come desinenza il termine inglese “ing”.

La radice “Yoga” attesta i collegamenti con la cultura filosofica-meditativa-religiosa orientale.

La desinenza “ing” vuole essere, innanzitutto, un preciso tributo al Counseling, come termine significante una precisa relazione d’aiuto professionale: quel Counseling nato negli Stati Uniti d’America, ai primi del ‘900, in collegamento con l’intera storia della cultura filosofica-pedagogica occidentale e sviluppatosi in seguito, in tutto il mondo, grazie al prezioso apporto (e scippo) di alcune correnti psicoterapeutiche di stampo umanistico.

La desinenza “ing” agganciata alla radice “Yoga” vuole rappresentare, più in generale, l’integrazione “oriente-occidente” dello Yogging: un’attività figlia della tradizione culturale occidentale, che incontra cultura, filosofie e pratiche  appartenenti alla tradizione classica orientale e a queste si lega.

Messo a fuoco il concetto di Yogging come pratica di un particolare tipo di Yoga, individuato come lo “Yoga del Sentire, del Pensare, dell’Agire”, mi sono accorto di quanto questa pratica fosse sì un elemento fondamentale del Counseling, ma non ancora un qualcosa in grado di individuarlo a tutto tondo.

Lo Yogging è un insieme sistemico di pratiche volto allo sviluppo della consapevolezza emotiva.

La consapevolezza emotiva è un’istanza fondamentale di ogni attività di Counseling, ma non lo individua in modo specifico.

Io credo che ciò che individui il Counseling sia il suo specifico modo di “prendersi cura” delle persone; un prendersi cura finalizzato a salvaguardarne e a migliorarne gli stati di benessere esistenziale.

Il prendersi cura delle persone è un’attività che il genere umano pratica, e ha sempre praticato in mille modi (dalle cure materne ad ogni forma di cura socio-relazionale storicamente determinatasi).

Prendersi cura delle persone vuol dire aiutarle a crescere e ad affrontare le difficoltà del vivere, in modo che da queste non siano sopraffatte.

Il modo in cui, con il Counseling in Italia, ci si prende cura delle persone è oggetto di conflitto perché dagli psicologi è visto come un modo contaminato/caratterizzato da atti di specifica valenza medico-sanitaria e/o, comunque, di loro specifica ed esclusiva pertinenza giuridica.

In questa sede voglio proporre un’evoluzione del concetto di Counseling che lo affranchi da tali commistioni, proponendo una “nuova” attività segnatamente distinta dal Counseling, seppur di questa ripropone la caratteristica d’essere una relazione d’aiuto professionale, alla quale ci si rivolge per meglio affrontare la gestione di difficoltà esistenziali d’ogni genere e tipo, che escludano la cura di un qualsivoglia forma di malattia, psichica o meno.

Dunque, insisto sul fatto che l’istanza principale del Counseling sia quella del “prendersi cura delle persone”; ciò che lo caratterizza è il suo ricorso a particolari abilità, denominate, per l’appunto, di counseling, integrate da un insieme di pratiche che qui denominiamo di “Yogging”.

Le abilità di counseling verranno “trattate” in modo specifico, in una parte di questo testo.

Adesso voglio rimanere sul “fenomeno counseling”.

Credo che la ragione principale del successo del Counseling, a livello mondiale, sia il suo essere una risposta possibile ed efficace, a livello esistenziale-individuale, in grado di contrastare gli effetti deleteri, sulla vita delle persone, della disgregazione socio-culturale-istituzionale che da alcuni decenni sta caratterizzando il nostro vivere sociale.

Insomma, il Counseling è una risposta possibile alla stato di “società liquida” in cui ci ritroviamo, volta a riequilibrarne le ricadute esistenziali, nelle vite dei singoli individui.

Quello che la nostra società, sempre più liquida e, forse, tendente al gassoso, sta rendendo evidente è il progressivo venir meno di quelle forme di vita sociale che, nell’organizzare l’esistenza delle persone, hanno sempre svolto importanti funzioni di cura delle stesse.

Questo fenomeno ancora non si evidenzia, almeno in modo generalizzato, nei confronti dei bambini, ma è assolutamente evidente per quanto riguarda il mondo degli adulti, che una volta fuori dalla scuola si ritrovano soli ad affrontare le proprie difficoltà esistenziali.

La “nuova” attività professionale che qui sto proponendo è un’attività con la quale ci si prende cura delle persone attraverso la gestione relazionale dello “Yogging”, lo “Yoga del Sentire, del Pensare, dell’Agire”; una gestione relazionale qualificata dal utilizzo delle “abilità di counseling”.

Come chiamare tale attività?

Il mio primo pensiero è stato quello di chiamarlo Counseling OmeoTatico.

Il termine “OmeoTatico” specifica la particolare funzione del Counseling del “prendersi cura delle persone” (non delle loro malattie!).

Come si arriva al neologismo “OmeoTatico”.

Il tutto parte dal concetto di “Tata”.

Tata è la parola fanciullesca con cui si indica chi si prende cura dei bambini.

Abbiamo un vocabolo per indicare chi si prende cura dei bambini quando a questi non possono provvedere le cure materne o quelle familiari.

Non ne abbiamo uno simile per che si prende cura degli adulti.

“OmeoTata” m’è sembrato un termine ad hoc:

  1. “Omeo”: dal greco, vuol dire “simile”
  2. “Tata”: è la parola fanciullesca con cui si indica chi si prende cura di noi, quando siamo bambini
  3. “OmeoTata” è una “simil-tata”; è chi si prende cura di noi adulti, similmente-metaforicamente a quanto fatto dalla Tata, quando eravamo bambini: un prendersi cura volto a salvaguardare e a migliorare i nostri stati di benessere esistenziale.

Se esiste l’OmeoTata, esisterà anche l’OmeoTatia! (non vorremmo mica fare come gli psicologi, che riconoscono l’esistenza del counseling, ma non dei Counselor, come i professionisti specializzati IN Counseling!?).

Cos’è dunque l’ “OmeoTatia”?

E’ l’attività professionale, caratterizzata dal ricorso qualificato allo Yogging  e alle abilità di counseling, finalizzato al prendersi cura delle persone adulte.

OmeoTata, alias “simil-tata”, è colui che si prende cura di noi, quando siamo adulti.

La Tata lo fa quando siamo piccoli, provvedendo alle nostre necessità relazionali e prendendosi cura della soddisfazione dei nostri bisogni primari, alimentari, di benessere psico-fisico e di protezione.

L’ “OmeoTata” si prende cura di noi adulti, aiutandoci a migliorare le nostre possibilità e capacità di soddisfare i nostri bisogni secondari, praticando lo Yogging, con buone abilità di counseling, insieme a noi.

Dal termine “OmeoTata”, colui che si prende cura degli adulti, a quello di OmeoTatia: l’arte e il mestiere del sapersi prendere cura degli altri, facendo leva sui saperi filosofici, pedagogici e di tutte le scienze umane, compresi quelli psicologici, che dalla storia dell’uomo possiamo ricavare; un insieme di “saperi” di cui lo Yogging rappresenta una sintesi, che ogni persona può fare propria attraverso uno specifico percorso di formazione e pratica.

Avremmo così:

  1. uno “Yogger”: l’esperto-praticante dello Yogging (almeno due anni di formazione)
  2. un OmeoTata: colui che utilizza lo Yogging, e le abilità di counseling, per prendersi cura delle persone (almeno tre anni di formazione)
  3. un “Master OmeoTata”: colui che forma gli Yogger e gli OmeoTati (almeno 4 anni di formazione), supervisionandone l’operato.

Tutto questo se gli psicologi dovessero vincere la loro guerra contro noi counselor, “convincendo” il legislatore che esiste il Counseling, ma non i Counselor! (si lo so sembra inverosimile, ma l’Italia è la Terra dei Cachi).

Diversamente, l’ “OmeoTatia” sarà il “Counseling Omeotatico”, una specializzazione del Counseling (come ad esempio il counseling scolastico, aziendale, sportivo, pastorale, ecc. ecc.).

L’ “OmeoTata” sarà il “Counselor che fa Counseling OmeoTatico”.

Vivremo allora tutti felici e contenti?!

A sostegno di questa possibilità mi impegnerò con la promozione di questo libro, che inizierà con una sorta di storia del Counseling e dei suoi sviluppi e proseguirà con la presentazione delle pratiche di Yoga-S.P.A. e della loro integrazione con le abilità di counseling.

Mi auguro che questo possa servire (anche) al riconoscimento dello “Yogging” (l’integrazione del Sentire, del Pensare e dell’Agire), come architettura principale di ogni attività di Counseling, aiutandoci a trovare per le stesse un nome nuovo, finalmente affrancato dalle grinfie della Psicologia e definitivamente sdoganato, sia culturalmente, sia istituzionalmente.

Io avrei pensato ad “OmeoTatia”, ma se se ne condivide il senso, mi va bene qualunque altro.

Ad maiora.

Domenico Nigro.

domeniconigro@libero.it

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