Il Counseling ai Counselor

Il Counseling ai Counselor.

Chi volesse fare una ricerca sulle scuole di counseling, in Italia, scoprirebbe un universo al quanto variegato, composto da realtà molto diverse tra loro.

Tralasciando quelle più bizzarre, che propongono esperienze formative basate su principi e metodi di tipo mistico, magico ed esoterico (realtà che, pur proponendosi come scuole di counseling, col Counseling nulla hanno a che fare), il fatto più rilevante, che caratterizza il mondo delle scuole di counseling in Italia, riguarda il loro essere in grande maggioranza fondate e dirette da psicoterapeuti, che propongono versioni del counseling articolate su principi e metodi propri delle loro particolari scuole di psicoterapia.

Abbiamo così, ad esempio, il counseling psicosintetista, sistemico, gestaltico, transazionale, adleriano, rogersiano e persino quello freudiano! (e mi scusino quelle altre scuole di psicoterapia che non ho citato).

È questo un retaggio che riguarda la storia del Counseling in Italia, che inizia nel secolo scorso (vedi D. Nigro, “Storia del Counseling”, cap. 2, “Manuale di Istruzione & Formazione IN Counseling”, La Rondine) con la nascita di corsi e scuole di counseling istituite, giustappunto, da psicoterapeuti.

Peccato che la formazione in counseling fatta da psicoterapeuti produca un fare counseling che non può che adottare, fatalmente, principi e pratiche di ordine psicoterapeutico, anche se questo counseling è rivolto a chi non soffre di alcun disturbo o malattia psichica, ma sta “semplicemente” attraversando una qualche particolare, personale, difficoltà esistenziale.

Peccato perché il Counseling non è l’utilizzo di principi e pratiche psicoterapeutiche adottabili per aiutare chi stia vivendo una qualche difficoltà esistenziale, senza soffrire di un qualche disturbo psichico!!!

Il Counseling è la relazione interpersonale che si sviluppa tra il Counselor e il suo cliente, grazie al particolare modo di stare e di agire, del Counselor, in quella stessa relazione.

Quel modo di stare e di agire del Counselor, nelle proprie relazioni professionali, produce dinamiche relazionali in grado di far vivere, ai clienti e agli stessi Counselor, esperienze personali capaci di migliorare gli stati di consapevolezza necessari ad affrontare le problematiche esistenziali rispetto alle quali i clienti chiedono aiuto.

Tale modo di stare e di agire può essere utilizzato anche da chi fa psicoterapia, ma da questa si differenzia al quanto.

Noi Counselor partiamo da presupposti e abbiamo intenzioni diverse, abbiamo altri “target”, ci muoviamo con ritmi, tempi e stili diversi, rispetto agli psicoterapeuti (per non parlare degli psicologi!).

Ad esempio, siamo molto più attivi nelle nostre relazioni professionali.

A tal proposito val la pena ricordare che:

  1. Il Counseling nasce in ambito scolastico, per opera di insegnanti che vogliono aiutare i propri allievi a muoversi meglio e ottenere migliori risultati, prima nei loro studi e poi nel mondo del lavoro.
  2. La funzione di base del Counseling è orientare le persone verso le loro migliori, possibili, scelte di vita.

Ve lo vedete, ad esempio e quindi, un Counselor che lavora su questioni tipo i traumi infantili e le ferite narcisistiche, per arrivare a spiegare ai propri clienti i perché dei loro malesseri?

O che prolunga i tempi di attesa di una risposta che il proprio cliente non riesce a dargli, aspettando passivamente che questo avvenga?!

Un counselor sa come accelerare i tempi per farsi dare, dai propri clienti, le risposte che servono.

Lo fa attivando dinamiche relazionali che attengono al mondo della pedagogia, della filosofia e che dipendono dalle proprie capacità di comunicazione e non dai principi e dalle prassi della psicoterapia, tanto più di quelle imbevute di teorie e metodi psicoanalitici.

Un Counselor si fa raccontare dal proprio cliente cosa gli sta succedendo, che lo sta mettendo in difficoltà, e, facendo leva sulle proprie capacità di ascolto e sulle proprie competenze relazionali, ricostruisce, INSIEME al cliente, simbolicamente e immaginariamente il suo racconto, fino a farlo diventare, per il cliente stesso, una nuova esperienza personale, dalla quale trarre gli insegnamenti che gli serviranno a migliorare il suo modo di vivere quanto gli sta accadendo, cambiandolo in meglio!

È la capacità di ricostruire esperienze, in modo veloce, partecipando attivamente nella relazione di counseling, che caratterizza il lavoro del counselor.

E ancor più lo caratterizza che il tutto è fatto insieme al cliente, facendo leva sul contatto empatico, sullo stare e sull’agire insieme, sul mettersi in gioco e confrontarsi e non sul distacco (dinamica cara a chi fa psicoterapia).

Questa competenza difficilmente può essere insegnata dagli psicoterapeuti, per il semplice fatto che contrasta la loro cultura e, quindi, non fa parte della loro formazione.

Ancora oggi mi capita d’essere criticato per il mio modo di fare counseling (e di essere counselor), sia da psicoterapeuti, che dirigono scuole di counseling, sia dai loro allievi, sia dai counselor usciti dalle loro scuole.

Certo, loro non hanno coscienza che mi criticano perché non utilizzo tecniche di psicoterapia, cioè non si rendono conto che è la loro idea di counseling, e il loro modo di farlo, che andrebbe criticato.

Storicamente, la psicoterapia ha il merito di aver introdotto il counseling in Italia, ma il fatto che gli psicoterapeuti, dedicandosi alla formazione in counseling, si appoggino a epistemologie e a prassi che sono quelle delle loro formazioni e della loro cultura, produce tre indiscutibili effetti collaterali perniciosi, per noi Counselor:

  1. Contribuisce a mantenere la confusione sulla differenza tra il Counseling e la Psicologia/Psicoterapia;
  2. Ostacola l’affermarsi e lo svilupparsi del Counseling come cultura e attività specifica distinta da quelle di ordine “psi”;
  3. Contribuisce a mantenere aperti e ad alimentare i fronti di guerra che una parte del mondo “psi” continua ad agire nei confronti di noi Counselor.

Una questione che s’impone, dunque, è la necessità, per noi counselor, di smetterla di fare counseling riproducendo atteggiamenti e comportamenti propri della psicoterapia.

IL FARE PSICOTRAPIA è COSA BUONA, MA NON è FARE COUNSELING!!!

Chi ha a cuore il bene del Counseling sa benissimo che fino a quando noi Counselor non sapremo rendere chiaro e distinguibile cosa voglia dire fare Counseling, fino a quando non sapremo dimostrare l’autonomia e la specificità del Counseling, non ne vedremo riconosciuto a pieno il valore.

Questo difficilmente potrà avvenire se continueremo a mantenere la formazione in counseling in mano a psicologi e psicoterapeuti e se continueremo a dare un valore spropositato ai loro insegnamenti.

Per affrancarci da tali dinamiche abbiamo bisogno di una nostra chiara idea di cosa sia il Counseling, della sua storia, di come si faccia, in quali situazioni e per quali ragioni.

Abbiamo anche bisogno di un quadro culturale e teorico, autonomo, su cui appoggiare le nostre formazioni e dal quale nutrirci, un quadro che sia consono alla nostra identità, autonomia e indipendenza.

Abbiamo bisogno di un Counseling il cui campo d’azione sia finalmente liberato dall’indebita ingerenza di mondi e soggettività magari vicine o confinanti, ma comunque altre, rispetto al Counseling.

Ho scritto un “Manuale di Istruzione & Formazione IN Counseling”, per sostenere questa missione, per dare visibilità a un Counseling che sia finalmente Counseling e non una versione di serie B della Psicoterapia o l’incarnazione di una qualche cultura magica, o mistica, in cerca di una veste rispettabile con la quale proporsi e farsi accettare.

Se anche Tu sei mosso da questo interesse, leggere e studiare questo mio manuale sarà per te un’esperienza gratificante, che finirai col promuove nelle tue reti di relazione, professionali e non.

Grazie perché lo farai!

Trovi info sul manuale cliccando qui.

Domenico Nigro, direttore Scuola IN Counseling Lo Specchio Magico Torino.

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