La Formazione X, il giudizio e il pre-giudizio (parte prima).

Durante gli incontri dei gruppi della Formazione X, o anche nelle sedute di counseling, il counselor-trainer può chiedere ai partecipanti di formulare le proprie affermazioni escludendone le valenze giudicanti.

Spesso i partecipanti restano spiazzati dalla richiesta, non riescono a prendere le distanze dai propri valori, dai propri codici morali, non riescono a fare a meno delle proprie opinioni, delle proprie credenze, dei propri giudizi.

Il giudizio è contenuto nei pensieri e comportamenti che normalmente adottiamo e che diamo per scontati, fino a ritenerli giusti in assoluto ed indiscutibili.

Questi pensieri e questi comportamenti sono la materia con la quale ci siamo formati e sono, quindi, parte integrante di noi stessi.

D’altro canto, formulare giudizi è necessario ed utile. Ognuno di noi di fronte ad una tesi o ad una scelta alla quale far fronte, opportunamente distingue e valuta sulla base di quello che ritiene meglio, in quella data circostanza, giudicando ciò che è bene e ciò che è male per lui.

È quindi comprensibile lo stupore manifestato da alcuni, e l’obiezione,  legittimamente posta diventa: perché sospendere il giudizio, a cosa mi serve e, in più,  come faccio?

Senza entrare in disquisizioni di carattere filosofico, ricordo che chi partecipa alla Formazione X o chi richiede l’intervento di un counselor, pone innanzitutto una qualche questione personale che non potrà mai essere risolta senza produrre un cambiamento in uno, o più, degli elementi che la contraddistinguono.

Muoversi in un processo di cambiamento vuol dire innanzitutto imparare a riconoscere da cosa è formata la materia con la quale ci siamo formati, imparare a “non dare nulla per scontato”, imparare a riconoscere quanto il giudicare ostacoli e limiti fortemente ogni possibilità di cambiamento, innanzitutto sul piano della nostra esperienza emotiva e relazionale.

Ciò che rende il giudizio pericoloso e ci allontana da scelte consapevoli, è il suo carattere di assolutezza: quella persona è buona/cattiva, questo lavoro è bello/brutto, fare in un certo modo è giusto/sbagliato, ecc..

Quando il giudizio assume questa caratteristica di assolutezza possiamo parlare di pre-giudizio ed in tali occasioni diventa pressoché impossibile esercitare una qualsivoglia scelta e … ogni volta che non scegliamo, consapevolmente, in funzione della contingenza e dei particolari elementi che la caratterizzano, che garanzie possiamo avere circa la giustezza del nostro operato!?

Come si manifesta il pre-giudizio?

Immagino sia un’esperienza comune quella di essersi trovati in una situazione in cui qualcuno ci ha chiesto di fare qualcosa che abitualmente non facciamo o che non abbiamo mai fatto.

Le risposte a tale richiesta, prima di arrivare al definitivo “lo faccio/non lo faccio”,  sono condizionate in maniera determinante da una gamma di emozioni che inevitabilmente affiorano sia in funzione della nostra personalità, sia in funzione del compito che viene richiesto (solo per fare alcuni esempi, da “che bello, non vedevo l’ora” a “non se ne parla nemmeno”, da “lo faccio se ne ho un tornaconto” a “potrei farlo, ma perché?”, ecc.).

Se vi siete già trovati in una situazione di questo genere, potete cercare di ricordare che dentro di voi hanno agito delle “voci” che in qualche modo vi ricordavano o altre esperienze analoghe, positive o negative, o le emozioni legate a tali ricordi, come ad esempio la paura di affrontare una nuova esperienza, o la gioia per la novità, la preoccupazione per l’incerto, o la curiosità per questo.

Queste voci, ognuna rappresentante di uno degli aspetti della vostra persona, vi avranno aiutato ad accogliere piuttosto che rifiutare la richiesta.

Se siete riusciti a ricordare qualcuna di queste voci, forse vi sarà anche capitato di averne sentita una in particolare che, tuonando prepotentemente molto più forte delle altre, non lasciava spazio a qualsiasi altra istanza (dentro e fuori di voi) e dunque ad ogni altro elemento che vi potesse consentire di valutare la richiesta in maniera diversa e, forse, più adeguata.

Questo è il modo in cui si manifesta il “giudizio assoluto”: con prepotenza, quasi con violenza, nel tentativo di invalidare e distruggere ogni elemento utile ad una scelta veramente consapevole.

Questa voce può dire “non sono capace” o “questa cosa è impossibile da fare, quindi non la faccio”; ma può anche dire “sono il più bravo di tutti” o “sono l’unico che lo sa fare”, o ancora “questa è una sciocchezza, che ci vuole a farlo”.

Sia in un caso, sia nell’altro, ciò cui può essere utile prestare attenzione è il tono con il quale l’una o l’altra di queste parole sono state espresse dalla nostra voce interna.

Se il tono che rileviamo è prepotente ed immediato, quasi senza alcuno spazio temporale tra la richiesta e la risposta (sia essa un’istanza interna quale un bisogno, sia proveniente da altri), se non riusciamo ad andare oltre alla nostra prima risposta interna, se non ci permettiamo di vedere altri elementi se non quello che è emerso per primo ed in questo modo, allora è molto probabile che stiamo agendo con pre-giudizio!

Ma se vogliamo il cambiamento, il primo passo da compiere, paradossalmente, è quello di fermarsi per osservare cosa e come stiamo agendo, per scoprire che proprio ciò che noi diamo per scontato, che proprio quella materia di cui siamo intimamente intrisi, molto spesso è una delle principali cause dei nostri problemi.

Lasciate un vostro commento, più sotto, arricchirà la qualità delle nostre riflessioni.

Ciao a Tutti.

Paolo Schifano.

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11 Comments

  1. domenico says:

    Come non essere d’accordo!?
    Bravo Paolo.

  2. Angelo says:

    ciao Paolo,
    ho letto il tuo articolo con interesse: complimenti!
    Gli argomenti legati al giudizio e al pre-giudizio ispirano spesso le mie sessioni di formazione. A tal proposito ti sarei grato se in futuro mi potessi raccontare la tua esperienza su come arrivare ad essere consapevoli dei propri giudizi e pre-giudizi… trovo l’argomento particolarmente stuzzicante.
    Grazie, ciao, ciao

    Angelo Bonacci – Prometeo Coaching

    • Caro Angelo, grazie per i complimenti. Ho previsto qualche altro articolo sull’argomento. Per quanto riguarda la mia esperienza ti posso dire che ci ho lavorato molto ed ho capito che questo lavoro, come ogni altro lavoro sulla consapevolezza, non ha un termine: è un esercizio continuo di attenzione. Di attenzione ai propri stati d’animo, ai propri bisogni ed alle proprie emozioni, che di volta in volta si presentano nelle varie situazioni: questo esercizio si chiama “ascolto”.
      Ciao e buon lavoro

  3. puccio says:

    Sono d’accordo,ma per essere consapevole dei propri giudizi prescindendo dalle emozioni e’ una bella fatica!!!
    Grande Paolino..

    • Ciao carissimo. Non si tratta di prescindere dalle emozioni, si tratta, al contrario, di esserne consapevoli! Le nostre emozioni sono un elemento importante in ogni nostra scelta, sia che le riconosciamo sia che non le riconosciamo. Averne consapevolezza ci permette di assumerci pienamente la responsabilità delle nostre scelte … altrimenti ciò che decidiamo di fare sarà sempre responsabilità di qualcun altro, o dell’ambiente, o della situazione, come se non avessimo nessun’altra possibilità! Ma è vero che non abbiamo altre possibilità?
      Paolo

  4. cinzia says:

    è proprio vero, paolo. sono molto d’accordo! credo anche che le vite di corsa che conduciamo riducano drasticamente la possibilità di “fermarsi ad osservare”… presi come siamo ultimamente a soddisfare i bisogni primari resta ben poco tempo per la riflessione a meno che, vedendone l’urgenza, ci si ritagli il tempo necessario. ma anche questo richiede una certa consapevolezza…
    spero di non essere scivolata fuori tema. grazie, cinzia

    • Cara Cinzia, non sei andata per niente fuori tema, anzi, credo proprio che il tempo ed il modo in cui lo utilizziamo, sia uno dei temi che più spesso viene utilizzato come motivo per non fare qualcosa … che per un motivo o per l’altro non “vogliamo” fare. Ed in alcuni casi anche il tempo diventa oggetto di pre-giudizio!
      A presto
      Paolo

    • giovanni says:

      La concentrazione è come il cono di luce
      di una torcia elettrica
      illumina solo la parte in cui è diretta
      tutto il resto rimane nell’oscurità

      La consapevolezza è sempre presente
      ma spesso è frammentata come uno specchio rotto
      in cui la propria immagine visione è
      scomposta ripetuta
      dalle paure ansie ossessioni
      Non è qualcosa da cercare creare
      soltanto coltivare .. la sua integrità
      Non si trova adagiata su un tappetino
      nella quiete calma di un caminetto
      o tra fumi d’incenso
      è presenza viva e attenta
      La difficoltà sta nella assillante
      concentrazione su se stessi
      la continua immediata soddisfazione delle nostre necessità
      Tralasciando il collegamento con
      la complessa trama della realtà
      Perdendo quell’unità e completezza
      che è l’essenza della consapevolezza

      Non è la quantità di occupazioni l’ostacolo
      è dar significato a cose che non ne hanno
      Inseguire inutili prestigi sottostare a umilianti vittimismi
      colmare l’insoddisfazione nella ricerca
      di un potere affettivo psicologico economico
      La consapevolezza arde nascosta
      sotto la cenere delle nostre tristi
      orgogliose personalità

      Essa è il testimone attento che non lascia
      affogare nell’inconscio le nostre mancanze incapacità
      tutto galleggia difronte alle proprie responsabilità
      Un sole dove nulla si nasconde tutto è evidente
      le ombre nette
      Normalmente si preferisce il quarto di luna
      dove si può essere sfortunatamente predati
      ma anche possibili comodi predatori
      La consapevolezza da la grazia di guardare nell’abisso
      di noi stessi senza un particolare coraggio
      Serenamente ci accompagna alla conoscenza non solo nostra
      ma anche di quello sconosciuto infinito in cui siamo immersi
      da cui siamo nati

      La consapevolezza è come
      la sfera di luce di una candela
      schiarisce tutt’attorno a chi la sostiene
      Se la fiamma si agita
      al soffio delle passioni
      delle emozioni
      tutto diventa tremolante
      confuso indecifrabile
      Rimanendo ferma e stabile
      i contorni diventano chiari netti
      Le emozioni alimento
      la passione luminosa intensità

  5. piero borla says:

    nel messaggio:
    “è il mio ultimo articolo sul blog del sito …”
    dai continua a scrivere, perchè vuoi smettere ?
    ho letto l’articolo e mi ha colpito
    l’immagine del giudice che ha il copyrigt
    come si vede in filigrana
    ciao carissimo,
    piero

  6. domenico says:

    abbiamo provveduto a rimuovere l’immagine con il copyright.
    grazie per la segnalazione.
    la redazione.

  7. giovanna says:

    ….bene, devo ammettere che questo tipo di argomento e’ molto importante ,anzi veramente importante!!!!! … purtroppo il tipo di vita che facciamo ci porta immancabilmente a non lasciare neanche un piccolissimo spazio per poter dare la priorita’ al nostro” ascolto”…ma io personalmente ..non so’ ancora se per sopravvivenza o ancora non so’ bene per cosa, ho iniziato ad ascoltarmi di piu’ e cercare di dare voce al mio “io interiore”quasi fossimo due persone distinte che stanno dialogando e questo cerco di farlo almeno una volta al giorno..tutto cio’ mi fa’ stare veramente meglio lo giuro!!!…a volte nei momenti di sconforto ho paura e temo di non poterlo o doverlo piu’ fare perche’ penso si tratti di “egosimo allo stato puro”…ma il mio “io interiore” per adesso e spero per sempre ha avuto la meglio e cosi’ vado avanti e sto’ avendo delle svolte per me importanti. Caro Paolo , come al solito mi perdo , ma consultero’ piu’ possibile questo sito e cerchero’ di parlarne e che dire …piu’ che…in bocca al lupo per questo importante progetto!!!!