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Nove minuti

NOVE MINUTI.

 È da un po’ di tempo che sollecito Francesco a rompere gli indugi e a mettersi con determinazione a scrivere la sua tesi.

Lo faccio per aiutarlo ad uscire dallo stato di torpore, in cui si è infilato proprio ora che sta per concludere la sua Formazione IN Counseling.

Francesco è un boxer, che vuole fare il counselor.

Ma forse è anche uno scrittore e lui non lo sa.

Due giorni fa mi ha inviato un assaggio di quello che si ripromette di scrivere, per la sua tesi di Diploma IN Counseling.

Ditemi voi se non è una bellezza!

L’ha intitolata:

Nove minuti.

Il tempo di “lavoro” sul ring, è solo di nove minuti. Mi sorprende vederlo così oggi, un incontro sono solo nove minuti di azione e due minuti di riposo. Quante emozioni ruotano intorno a questi undici minuti? Beh, non saprei quantificarle, oggi proverò a raccontare quello che succede, quando un atleta, aspirante coach (io), accompagna all’angolo come secondo tecnico un agonista. Il tutto con gli occhi di un counselor. Sono in macchina verso il luogo dell’evento. Parto da qui, anche se quello che succede prima di arrivare a questo giorno è un pezzo importante dell’esperienza.

Sono in viaggio, la mia mente è affollata. Mi sento in uno shaker di sensazioni corporee e pensieri che si susseguono e si autoalimentano. Mi sento teso, continuo a pensare a cosa potrei fare per imparare il più possibile da questa esperienza, vedo il mio desiderio di essere di aiuto al mio compagno di allenamento, provo paura nel riconoscere che non condivido alcuni atteggiamenti del mio allenatore, mi piacerebbe farglielo vedere, dimostrargli che ho ragione. Tutto ciò mi agita, sono anche eccitato. Un counselor all’angolo, è il progetto che sto immaginando come mia tesi, mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo. Mi eccita, riconosco il valore della presenza e desidero utilizzare quanto appreso per dare valore alle parti dell’esperienza, tensione, paura, ma anche eccitazione, divertimento. Combattere = divertimento, eccitazione, fuoco in ogni singola parte del corpo. Eppure combattere non è solo questo, anzi, per esperienza credo che per la maggior parte degli atleti combattere sia prevalentemente ansia pura, paura di perdere, paura di fare brutta figura davanti all’allenatore, ai compagni, fidanzata, famiglia. Ho appena iniziato a scrivere e immediatamente mi rendo conto che se immagino gli undici minuti come un contenitore e me lo porto sul ring, mi manca l’aria, mi appesantisce. Mi sento così perché per abitudine valorizzo solo alcuni componenti. Quindi cosa posso fare? Tenere chiuso il contenitore per paura è quello che facevo prima della scuola, con risultati prestazionali più o meno alti, ma con un vissuto emozionale di frustrazione e insoddisfazione, anche quando vincevo. Da counselor ho iniziato a guardarci dentro a questo contenitore. È talmente pieno e agitato come un mare in tempesta che mi confonde pensarci adesso, tra qualche ora il mio compagno combatterà. Quindi mi viene da pensare che non è questo il momento per guardarci dentro. Quello che posso fare e che voglio fare oggi è respirare, stare e valorizzarmi riconoscendo la paura di… e accoglierla!

L’evento è finito. Stiamo tornando. Mi sento leggero, solitamente al termine di giornate così sono molto contratto, ho voglia di fare stretching. Oggi invece, sono più rilassato. Sono proprio contento, sento una buona energia. Ho cercato di restare in ascolto. Più volte mi sono accorto di essere agitato, fiato corto, spalle contratte. Ogni volta che me ne sono accorto ho scelto di fare qualcos’altro, una passeggiata, flirtare con la ragazza della croce rossa, qualunque cosa immaginata o pensata che mi procurasse sollievo ho cercato di assecondarla. Questo stato di leggerezza mi ha permesso di osservare meglio l’ambiente circostante cogliendo particolari che non avevo mai colto prima. Il mio allenatore ad esempio era più agitato del mio compagno. Avendo questa percezione ho cercato di allentare la tensione, è stato bello vedere come riesco ad allentare la tensione dell’altro perché prima ho allentato la mia. Azioni come osservare il ring, l’ambiente, i dettagli, mi hanno dato un senso di calma e tranquillità. Quando mancava poco all’incontro la tensione è salita. Sentivo movimento nella pancia e sorridendo ho pensato, il mio corpo lo sa che manca poco, ho associato quella sensazione al rombo di un motore, un auto che prima di una gara sgasa, il contagiri sale e scende in attesa della partenza. Wow, se giudico quello stato come ansia mi scarica, se lo vedo come un contagiri mi piace e mi energizza. Evviva il giudizio.

All’angolo, ho voluto spostare il focus. Fai così! Jab, due, schiva! Solitamente si ordina di fare una cosa o l ‘altra. Oggi volevo responsabilizzare l’atleta, con domande che lo spingessero a rimanere presente. Cosa stai facendo? Lo sai? Sai cosa stai facendo? Dimmi un po’ cosa vuoi fare. Qual è la tua strategia? “Voglio entrare con il gancio destro”. Ok allora guardalo, scegli il momento. Adesso vai, voglio che fai due cose, la prima è sapere cosa stai facendo, la seconda è divertirsi, divertiti. Voglio che ti diverti, altrimenti perché sei qui se non è divertente!? Ho sorriso, mi stavo divertendo anch’io dopo pochi secondi dall’inizio della ripresa perché ho colto nei suoi movimenti la voglia di giocare, di divertirsi. È stato un crescendo, più avanzano i secondi e più acquista sicurezza, fino a diventare arrogante, si fa’ beffa dell’avversario, lo provoca, ci gioca. Esagera, infatti viene richiamato dall’arbitro. Il suo stato d’animo è visibilmente cambiato e lo esprime nei movimenti. Torna all’angolo e gli spieghiamo che ha esagerato. “Mi hai detto di giocare, di divertirmi e lo sto facendo”. Gli spiego che va bene divertirsi e provocare ma l’arroganza non è ben vista sul ring. La terza ripresa è tutta un crescendo, anche se a tratti confusionaria a livello tecnico è chiaro che lui è al centro del ring e non ho nessuna intenzione di mollare, più tardi dice che nella seconda ripresa ha sentito un po’di stanchezza, mentre nella terza ed ultima neanche l’ombra della stanchezza.

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3 Comments

  1. Maria says:

    Direi che Francesco sa esprimere le sue emozioni benissimo!

  2. Othmane says:

    Grande Francesco, ogni volta che sei con me all’angolo mi trasmetti fiducia e energia!!