COSA STO IMPARANDO. Capitolo 4.

Questa è la volta di Simona, l’allieva della mia scuola di counseling che, in questo momento, maggiormente, sta gratificando il mio bisogno di vedere buoni risultati in quello che faccio!

Simona ci racconta i suoi stati d’animo e di pensiero relativi a quella particolarissima serata del 16 aprile, quando abbiamo lavorato sul “Bisogna scegliere e sceglieremo!”

Ce lo racconta con un ritmo che incalza i nostri sentimenti e provoca i nostri pensieri.

Per me, una lettura entusiasmante!

Grazie Simona.

Domenico.

SIMONA:

Siamo tanti alla Formazione X stasera, faremo un esercizio sulla scelta.

La serata ha il titolo “Bisogna scegliere e sceglieremo!”.

Domenico ci parla dell’importanza che in noi si attivi la spola tra il pensare ed il sentire,.

Quando mi rendo conto che sto pensando, posso fermarmi e chiedermi “come sto?”

Se riusciamo ad ascoltare quello che pensiamo, ci accorgiamo delle emozioni che accompagnano i nostri pensieri e ci predisponiamo ad agire con consapevolezza, invece di subire automaticamente (alias nevroticamente) i nostri pensieri ed i comportamenti ad essi associati.

La missione della Formazione X è quella di migliorare le nostre competenze relazionali, attraverso uno sviluppo di consapevolezza di ciò che, nelle nostre relazioni, mettiamo in gioco, il più delle volte, senza saperlo!

Se quando penso, sto in ascolto delle mie sensazioni (di ciò che sento, nel corpo), posso avere l’intuizione di cosa e come fare per attivare in me quel processo di cambiamento che porterà al miglioramento di ciò che non mi piace, che mi fa stare male, che non mi appaga.

L’esercizio che ci propone Domenico è il “FARE LA SPOLA TRA IL PENSARE ED IL  SENTIRE”.

SI tratta di scegliere, da un elenco di nomi (i nomi dei partecipanti alla Formazione X esclusi i formatori), quelli con cui vorremmo proseguire il gruppo (l’idea è quella di fare d’ora in avanti due gruppi, uno il lunedì sera e l’altro il giovedì sera sempre con cadenza quindicinale)..di scegliere sei nomi più il nostro, poi ci troveremo a coppie per dirci se ci siamo scelti o meno, prestando attenzione all’emozione che sentiamo.

Io mi sento molto agitata, penso di non aver problemi a dichiarare la mia scelta alle persone scelte, mentre sento delle difficoltà nei riguardi di chi non ho scelto (come giustificare la mia non scelta?).

Di fronte al biglietto che ci ha dato Domenico non ho dubbi sulle prime tre scelte: Edoardo, Angelo ed Alessandra. Non si discute. E’ una scelta di cuore, che mi provoca un’emozione che è una commozione, loro ci sono da sempre, dall’inizio di questa mia avventura. E’ una scelta che è una conferma del valore che loro hanno come miei compagni di viaggio. Sono ormai due anni che li conosco, lunedì dopo lunedì, alla Formazione X e poi alla scuola di Counseling.

In momenti informali … durante la Formazione X, ci si parla anche con gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci. Per me questo è importante, molto, mi sento da loro accolta, sostenuta, è un’esperienza che mai avrei immaginato di fare di nuovo in gruppo.

Riconosco le mie difficoltà a “sentirmi parte di”, ho avuto esperienza in un gruppo di amici dal quale alla fine sono scappata perché mi sentivo chiusa e bloccata nell’esperienza comunicativa al di fuori del gruppo stesso.

Questo di cui sto parlando è il gruppo che ha caratterizzato la mia vita dai 20 ai 28 anni, persone con le quali ho condiviso progetti, sogni, ideali, viaggi, esperienze, ma crescendo mi sentivo giorno dopo giorno cristallizzare in una dimensione che mi toglieva qualsiasi energia ed allora ho deciso di frantumare quella campana di cristallo che mi divideva dalla realtà e con grande fatica ho abbandonato tutto attraversando un periodo di forte crisi, ma con la volontà di guardare alle nuove occasioni che la vita mi avrebbe sicuramente proposto (ed ancora oggi le lacrime scendono nel ripercorrere con la mente quel periodo).

Per tutto questo sono orgogliosa di me stessa, per la forza e il coraggio che mi sono dimostrata, per aver riscoperto una famiglia sostenente e calorosamente umana, la mia famiglia.

Nella serata, iniziamo ad “incontrarci” (è l’inizio vero e proprio dell’esercizio “Bisogna scegliere e sceglieremo”); ci cerchiamo nella stanza e ci muoviamo incontro, per dichiararci la nostra reciproca scelta, dopo un momento di festa per il compleanno di Natalina.

Sento la difficoltà nel rompere il ghiaccio, vorrei iniziare, non mi do tempo, ho desiderio di comunicare, a chi ho scelto, la mia scelta.

Ho desiderio di scambio e curiosità di sapere.

Voglio incontrare Alessandra, cerco di incontrarla con lo sguardo, ma lei è sulle sue, dopo un po’ mi avvicino per comunicarle la mia scelta. Mi commuovo nel dirle che lei, con Edoardo e Angelo, sono stati scelti subito senza tanti ragionamenti, che con lei mi sento complice, a volte basta uno sguardo per comunicare, che mi è mancata nel suo periodo di assenza e mi manca a scuola. Lei mi comunica che non mi ha scelto, è dispiaciuta, avrebbe voluto scegliere tutti, ma ha pensato a persone nuove da conoscere in previsione della divisione in gruppi.

Io come sto? Avevo dato per scontato che anche lei mi avesse scelto, forse per proiezione del mio ragionamento verso gli altri,  nonostante questo non ci sono rimasta male, capisco il suo pensiero e sento il suo dispiacere.

Rifletto sul fatto che io non ho scelto in funzione di “chi” vorrei nel gruppo di formazione, ma in funzione di “con chi” vorrei fare gruppo?

Forse non ho capito l’esercizio, ma sono queste le persone che ho scelto e va bene così.

Passo a Natalina, non l’ho scelta e neanche lei mi ha scelto. Poi Massimo e con lui ho fatto un discorso interessante, entrambi non ci siamo scelti, io per la preferenza ai “vecchi” del corso, lui per la preferenza ai “nuovi”, ci sentiamo entrambe distanti l’uno dall’altro e siamo arrivati alla conclusione che questa distanza potrebbe essere in realtà vicinanza.

Mi avvicino ad Angelo, anche lui non mi ha scelto, perché ci vediamo già nella serata della scuola e perché “ti ho già scelta”, queste parole mi fanno molto piacere, perché il senso di questo esercizio comincia ad apparirmi chiaro: incontrarsi in modo autentico, guardandosi negli occhi, con la possibilità di dirsi quanto si sente, in modo autentico.

Incontro Alessandro, è stata una scelta “al negativo” la mia nei suoi confronti; percepisco Alessandro come una persona completamente opposta a me, trovo difficile relazionarmi con lui e questo mi interessa (penso al mio modo di tenere a distanza le persone con le quali per me è più complicato entrare in relazione, nemmeno ci provo), non mi viene complicato parlargli di questa cosa, mi sento libera di farlo, lui non mi ha scelto perché sono già nel gruppo scuola.

E’ la volta di Edoardo, l’ho scelto per gli stessi motivi per cui ho scelto Angelo e Alessandra; lui no! Non mi ha scelto perché preferisce conoscere persone nuove.

Inizio a pensare che nessuno mi sceglie e la cosa non mi fa piacere.

Forse non sono così interessante, come persona, non mi espongo troppo e questo fa si che passi inosservata..forse trasmetto poco … iniziano i pensieri e mi sento agitata.

Incontro Chiara, io non l’ho scelta e nemmeno lei, è meglio quando si è così: in parità.

Mi dice che ha scelto più uomini perché vorrebbe un confronto maggiore con persone dell’altro sesso e poi come donna ha scelto Alessandra perché la vede più combattiva, arrabbiata, io sono più dolce e mite …  penso a come l’apparenza inganni, ma è pur vero che è questa la maschera che mostro agli altri, o meglio, è pur vero che io sono anche questo, ma è forte in me la componente combattiva che in questo contesto non tiro fuori, sarebbe innaturale (e che sia innaturale è un pre-giudizio, bello e buono! N.d.r.) .

Vado da Gloria, l’ho scelta, anche se è una persona che non sento molto vicina, perché mi hanno colpito delle cose che ha detto durante alcune serate della Formazione X.

Ho sentito in quelle parole molta tristezza, solitudine e paura di essere ferita dal prossimo, mi ha colpito, provo a dirglielo, lei mi appare fredda, mi dice di non avermi scelto perché “non sono problematica”, “sono neutra”..al “neutra” mi sento toccare, provo fastidio … molto fastidio.

Neutra per me è proprio una brutta parola, dovrò farci i conti (mi verrebbe da dirle “ma va a cagare!” ma, ovviamente mi trattengo, incasso e mi incazzo perché non le ho risposto, non sono riuscita a controbattere, mi capita spesso quando le “sentenze” altrui mi arrivano senza preavviso).

Ancora nessuno mi ha scelto, ma le cose belle arrivano alla fine.

Incontro Orlando, l’ho scelto perché ho apprezzato molto il suo mettersi in discussione come uomo, il racconto sulla sua vita privata molto incasinata e, nonostante tutto, l’affermazione che è alla ricerca di una stabilità affettiva relazionale, in questo periodo per me è di grande aiuto ascoltare e sapere che esistono uomini che vogliono queste cose. Anche lui mi ha scelto perché sono una persona perspicace, intelligente. Questa cosa mi fa enormemente piacere.

Poi Roberto Z., lui mi ha scelto per il lavoro che faccio, lo ha incuriosito il fatto che io lavori con i bambini, io non l’ho scelto e mi dispiace.

Anche Roberto P. mi ha scelto perché sono una persona originale, con la battuta sempre pronta, io non l’ho scelto perché è molto silenzioso e ho carpito poco di lui, ma quando ci sediamo e Domenico chiede se vogliamo modificare le nostre scelte, decido di cancellare Gloria e al suo posto mettere Roberto P.

Scelgo chi mi ha scelto perché mi fa piacere la sua scelta nei miei confronti.

Rifletto su quanto è avvenuto durante la serata, ho scelto con il cuore, faccio così nelle cose della vita, vado verso il positivo e verso ciò che mi fa stare bene a costo di rinunce dettate dalla logica della ragione che probabilmente sarebbero più calcolate e redditizie, ma a me viene da fare così, pongo il sentimento al di sopra di tutto con tutti i sui pro e contro.

Per quanto il sentimento coinvolga la scelta, la ragione prevale nella non scelta, devo giustificare e mi preoccupo per l’altro, per la sua reazione.

Questo esercizio mi ha permesso di fare i conti con due questioni per me importanti: la gestione della non scelta nei miei confronti da parte degli altri e il poter accettare dei “complimenti”, le belle cose che mi sono state dette da chi mi ha scelto e non solo.

Ho potuto sperimentare che  riesco a stare nella non scelta (anche se il non essere scelta proprio da nessuno non mi avrebbe fatto piacere!).

Ho potuto sperimentare che, grazie ad un ascolto attento e partecipato, posso andare oltre alle apparenze e scoprire che le motivazioni per cui l’altro compie le sue scelte sono spesso diverse dalle mie supposizioni e possono rivelarmi pensieri e sensazioni piacevoli.

2 Comments

  1. Ho letto con vero piacere lo scritto di Simona e comprendo sempre più perchè è la “preferita” di Domenico. Una scrittura bella, lineare, profonda, emozionante, vera. Ho potuto rivivere mediante il suo scritto le emozioni di quella serata. Grazie simona, Alessandro

  2. Simona. Mi fa molto piacere leggere il tuo scritto. Rileggendolo scorro velocemente il nostro incontro, la convivenza (in un ufficio), il rapporto tra il formale e l’informale, la tua voglia di costruire, i progetti, i racconti (pre-Formazione X), la storia della tua amicizia e la sofferenza per la sua perdita, la tua lettera di saluto, incontrarsi nuovamente, non esserci dimenticati. E ti rivedo oggi, quando passati alcuni anni, ti riconosco ancora, sei sempre tu uguale e diversa.
    Questa tua bella lettera, testimone di una serata “inventata” da Domenico, delle tue emozioni e del riconoscimento di parti di te, è per me fonte di altrettante emozioni, prima tra tutte la gioia di averti incontrata …
    Con affetto
    Paolo